Se l’insonnia è cronica aumenta il rischio di ipertensione

insonnia cronicaSoffrire d’insonnia aumenta del 400% il rischio di sviluppare l’ipertensione. Questo è quanto emerso dallo studio pubblicato sulla rivista Hypertension ed eseguito dai ricercatori del West China Hospital, affiliato alla Sichuan University di Chengdu (Cina) e del Pennsylvania State University College of Medicine di Hershey (Usa). La ricerca è stata coordinata dal professor Xiangdong Tang, il quale ha spiegato che durante il corso della ricerca si sono notate delle importanti correlazioni fra l’insorgenza dell’ipertensione e l’ipervigilanza fisiologica, ovvero con ciò che noi chiamiamo normalmente insonnia.

 La ricerca cinese è stata condotta su 219 insonni cronici, ovvero su un bacino di persone che avevano difficoltà a dormire da più di sei mesi e, in contemporanea, su 96 persone che non soffrivano di disturbi legati al sonno. La struttura dello studio si è rivelata molto speciale, in quanto tutti i partecipanti, dopo aver trascorso una notte insonne, hanno avuto a disposizione quattro intervalli di 20 minuti per dormire durante la giornata successiva. Gli intervalli sono stati concessi alle 9, alle 11, alle 13 e alle 15 e, durante questi momenti, i volontari sono stati sottoposti al Multiple Sleep Latency Test (MSLT), un esame che definisce in modo super preciso l’intervallo di tempo che intercorre tra la chiusura degli occhi e l’effettivo addormentamento.

I risultati emersi sono stati molto interessanti, in quanto metà dei soggetti ha impiegato circa 14 minuti o meno per addormentarsi durante le ore concesse, mentre l’altra metà ci ha messo più di 14 minuti. In successione a questa analisi di base, i ricercatori hanno quindi provveduto a misurare la pressione dei soggetti che si sono sottoposti al test e hanno rilevato che le persone che si trovavano in condizioni di ipervigilanza, ovvero faticavano ad addormentarsi, correvano un rischio di ipertensione maggiore del 300-400% rispetto ai soggetti che si erano addormentati con semplicità.

Alexandros Vgontzas, uno degli autori della ricerca, ha dichiarato che “anche se gli insonni lamentano di soffrire di affaticamento e stanchezza durante il giorno, il loro problema è che non riescono a rilassarsi”. Il sonno, quindi, non arriva e la pratica di assumere alimenti e bibite eccitanti per ‘tenere il passo’ non si scopre certamente benefica sotto il profilo dell’ipertensione, in quanto diminuisce la portata del sonno e aumenta la pressione arteriosa, rendendo ancor più probabile il rischio che la patologia insorga.

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