Insonnia, scoperta un’area neurale responsabile di molti disturbi

pisolino dopo notte insonneCome sappiamo, spesso l’insonnia può avere diverse cause alla base di comportamenti e abitudini notturne che pregiudicano un riposo continuo e salutare, tra cui non mancano alimentazione errata, stress quotidiano o particolari problemi e preoccupazioni.

Nonostante le motivazioni più evidenti alla base di questa patologia siano anche quelle più diffuse, la predisposizione personale non è da sottovalutare: molti di noi sono più portati ad avere una “sveglia naturale” a livello cerebrale, che rende impossibile il sonno pesante e continuativo nelle ore notturne.

La teoria, successivamente confermata da sperimentazioni scientifiche, che ci possano essere importanti fattori neurali alla base del sonno leggero trova ulteriore fondamenta in una recente ricerca dell’università di Bernasu, da parte dei ricercatori Carolina Gutierrez Herrera e Antoine Adamantis: è stata infatti rilevata un’area della nostra mente che potrebbe predisporre a disturbi del sonno, principalmente ad ipersonnia ed insonnia. Il funzionamento di tale area è stato studiato grazie ad una serie di stimolazioni craniche, che ne hanno consentito la comprensione degli stati di “accensione” dei neuroni coinvolti, legati ad un risveglio veloce, così come di un eventuale “spegnimento” degli stessi, che farebbero cadere la persona in uno stato di profondo torpore.

Questa ricerca ci conferma perciò una predisposizione biologica, che in alcuni soggetti può rendersi certamente più evidente come altri caratteri metabolici, endocrini o comportamentali a seconda di fattori scatenanti esterni oppure per proliferazione dell’attività dei neuroni dell’area coinvolta, esattamente come accade nel rapporto tra plasticità della corteccia motoria e presenza di insonnia cronica nei pazienti osservati.

Le ricerche finora messe in atto per capire sempre più il fenomeno dell’insonnia potrebbero quindi portare alla conclusione che la stimolazione magnetica a livello cerebrale, in futuro, rappresenterà una delle possibili vie di guarigione temporanea o addirittura definitiva da questo più che rilevante problema: aspettiamo quindi con fiducia i risultati dei prossimi studi in materia.

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