Combattere l’insonnia dormendo meno

insonniaSi chiama “terapia della veglia” (Sleep restriction therapy o Srt), e sta diventando sempre più popolare tra gli insonni, tanto che funziona meglio dei sonniferi. In cosa consiste? Semplicemente nel privarci del sonno o comunque nel dormire di meno proprio quando siamo insonni. Un paradosso? Forse no.

Quando dormiamo male, istintivamente tendiamo a passare più tempo a letto per recuperare, ma così facendo perdiamo tempo a cercare di addormentarci, spesso senza successo alcuno. Le regole di base della terapia della veglia o della privazione del sonno sono molto semplici: bisogna stabilire un’ora fissa per svegliarsi e rispettarla a qualunque costo. Niente “cinque minuti in più”. Poi, per una settimana o due, bisogna calcolare in media quante ore dormiamo a notte. Bisogna a questo punto evitarea di andare a letto fino a cinque ore prima dell’ora stabilita; poniamo il caso che dormiamo cinque ore per notte, e che dobbiamo svegliarci alle sette. Dovremo andare a letto alle due. Gradualmente, pian piano, si possono aumentare le ore di riposo.

Dormendo meno, all’inizio ci si sentirà nervosi e irritabili, ma le poche ore trascorse a letto saranno di un sonno profondo e ristoratore. La privazione del sonno, presa a piccole dosi, può insomma addirittura migliorare i problemi di insonnia. Questo metodo funziona perché spezza l’associazione che il nostro subconscio fa tra lo stare a letto e il rimanere svegli. La terapia della veglia inoltre sfrutta il princio della “ormesi”, cioè, come sostiene Todd Becker, l’idea che “per combattere lo stress, dovremmo sottoporci a una quantità ragionevole di quello stesso stress per allenare il corpo e la mente a sopportarlo”.

Così, riducendo la “finestra del sonno”, miglioriamo la qualità del nostro sonno e costringiamo il corpo a sfruttare ogni singolo minuto di riposo. E questo principio non si applica solo al sonno: provate al lavoro, concedendovi pochissime ore per fare quello che dovete. Funziona!

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